Assistenza domiciliare pubblica: in Italia aiuti solo per il 2,5 degli over 65

Assistenza domiciliare pubblica: in Italia aiuti solo per il 2,5 degli over 65

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L’estate 2018 sarà ricordata come quella della debacle per l’assistenza sanitaria domiciliare per le persone anziane. Quella a lungo termine, in particolare, tocca soltanto al 2,7% degli ultrasessantacinquenni residenti in Italia. Un vero e proprio crollo, rispetto agli anni precedenti, che viene rivelato da una recente inchiesta della Italia Longeva, network scientifico del Ministero della Salute dedicato all’invecchiamento attivo e in buona salute, in occasione della terza edizione degli Stati Generali dell’assistenza a lungo termine (Long-Term Care Three).

 

I dati sono stati presentati a luglio di quest’anno e si riferiscono al 2017: secondo la ricerca, l’assistenza domiciliare per la cura a lungo termine degli anziani fragili o con patologie croniche, ad oggi, “è un privilegio” e “ne gode infatti solo il 2,7% degli ultrasessantacinquenni residenti in Italia (in alcuni Paesi del Nord Europa sono assistiti in casa il 20% degli anziani)”.

Le prestazioni, come viene riportato sul sito della Italia Longeva, sono erogate solo per 370mila over 65, “a fronte di circa 3 milioni di persone che risultano affette da disabilità severe, dovute a malattie croniche, e che necessiterebbero di cure continuative”.

 Lo studio

L’analisi è stata realizzata grazie ai dati provenienti dalle regioni e dal Ministero della Salute, oltre ad un focus per comprendere in concreto come siano organizzati i servizi di assistenza a domicilio in 12 Aziende Sanitarie presenti in 11 Regioni italiane: “un campione distribuito in modo bilanciato tra nord e centro-sud, relativo ad Aziende che offrono servizi territoriali a 10,5 milioni di persone, ossia quasi un quinto della popolazione italiana” spiegano nella presentazione della relazione.

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I dati Istat – commenta il prof. Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva – ci dicono che quasi un italiano su 4 ha più di 65 anni, e che questo rapporto salirà a 1 su 3 nel 2050. Al contempo noi non auspichiamo, né saremmo in grado, di curare tutte queste persone in ospedale, e proprio da questa evidenza nasce il nostro sforzo, che si sostanzia anche nel dibattito animato da questi Stati Generali della Long Term Care, per individuare un modello alternativo. Però oggi scopriamo che assistiamo a domicilio meno di 3 anziani su 100. Tutti gli altri? A intasare i pronto soccorsi, nella migliore delle ipotesi, oppure rimessi alle cure ‘fai da te’ di familiari e badanti, quando non abbandonati all’oblio di chi non ha le risorse per farsi assistere. A mio avviso – prosegue Bernabei – questi dati dovrebbero rappresentare non solo per i professionisti della salute, ma anche per i cittadini e per la politica, un campanello di allarme non più trascurabile”.

Accanto, e forse più dei numeri sugli anziani assistiti, sorprendono i dati dai quali traspare un’organizzazione dell’assistenza domiciliare del tutto disomogenea nelle diverse aree d’Italia. Su un totale di 31 attività – quelle a più alta valenza clinico-assistenziale –  erogabili a domicilio, all’interno del panel di ASL analizzato, solo le ASL di Salerno e Catania le erogano tutte, seguite dalla Brianza e da Milano. Non mancano persino aree del Paese in cui l’assistenza domiciliare non esiste affatto. Ci sono poi differenze macroscopiche nel numero di ore dedicate dalle ASL a ciascun paziente: si va, per esempio, dalle oltre 40 ore annuali della ASL di Potenza alle 9 ore di Torino. Altra differenza non trascurabile è l’apporto degli enti privati nell’erogazione dei servizi a domicilio, che va dal 97% di Milano allo 0%, ad esempio, di Reggio Emilia o della Provincia Autonoma di Bolzano. “Questa fotografia – commenta ancora Bernabei – non ci serve per stilare una classifica delle Regioni o delle ASL più virtuose, ma piuttosto per evidenziare un dato di fondo: l’Italia non ha ancora dato una risposta univoca, né ha individuato un modello condiviso, per la gestione della più grande emergenza demografica ed epidemiologica del presente e del futuro”.

 

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