Assistenza sanitaria, vince chi guarda al sociale

Assistenza sanitaria, vince chi guarda al sociale

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Ancora una volta la forbice tra Nord e Sud si fa sentire in ambito di assistenza sanitaria. Un gap che stavolta tiene conto anche di un altro fattore, spesso dimenticato in passato: l’attenzione rivolta al sociale da parte delle aziende sanitarie pubbliche.

Sono le regioni del settentrione a registrate la migliore efficienza nell’ambito delle prestazioni erogate, con punte d’eccellenza a Trento e nella provincia autonoma, seguita a ruota da Bolzano, Toscana, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Veneto.

Il modello Nord est ancora una volta vincente, come rivela una inchiesta del Sole 24 Ore in base ad uno studio condotto dal C.R.E.A. Sanità dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” sulle performance dei Sistemi sanitari regionali (Ssr): la tutela della salute (rappresentato dall’efficienza delle cure e dall’integrazione tra sanità e sociale) superano i parametri finanziari dei sistemi regionali, alla ricerca dei “super Lea”, ovvero di livelli di assistenza superiori e qualitativamente differenti rispetto a quelli “essenziali” previsti per legge.

Lo studio dell’Università di Tor Vergata

Lo studio è stato condotto su un campione contenente utenti, istituzioni, professioni sanitarie, management aziendale, industria medicale ed è rivolto alla domanda e non all’offerta (pubblica): sebbene il gap fra la prima e l’ultima si sia ridotto, rimane ancora un divario notevole tra le regioni dell’area “critica” (Sicilia, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sardegna) e quelle dell’area del centro e del nord Italiana ritenute virtuose (Valle d’Aosta, Marche, Liguria, Umbria, Piemonte, Lazio, Abruzzo si posizionano in un’area di prestazioni intermedia).

ll ruolo crescente di equità e inclusione

L’attenzione al sociale nella performance è un vero e proprio occhiello della sanità del Nord est: un indicatore di equità che pesa la quota di famiglie impoverite a causa di spese sanitarie out of pocket, o di persone che rinunciano a curarsi o che sono costretti ad affrontare spese catastrofiche, ovvero che coprono il 40% del livello complessivo di consumo. Ecco perché Trento ha conquistato il primo posto della classifica: a pesare sempre di meno nelle valutazioni delle varie “giurie” interpellate è invece la dimensione economico-finanziaria, basata su spesa sanitaria e disavanzo pro capite e incidenza della spesa sanitaria sul Pil.

Intanto in Italia la spesa sanitaria sia pubblica che privata continua ad essere stabile: nel 2017 è stata registrata una spesa rispetto al Pil dell’8,9%, in linea rispetto alla media Ocse. Al primo posto troviamo gli Stati Uniti con il 17,2%, a seguire la Francia con l’11,5%. Il dato italiano resta simile rispetto a quello già registrato nel 2016. Ed in particole, viene evidenziato che a crescere è la spesa sanitaria privata, preferita per efficienza dai cittadini: nel nostro Paese ammonta a 919,8 dollari (16° posto in classifica, sempre senza contare gli Usa), inferiore di 41,3 dollari rispetto alla media Ocse di 961,1 dollari. In ogni caso, rispetto al 2016, si rileva l’aumento di 875,7 dollari. Anche stavolta la quota di spesa maggiore è sempre appannaggio della Svizzera con 2.978,8 dollari, seguita a distanza da Irlanda (1.492,4) e Canada (1.444,3).

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