Assistenza domiciliare: “Servizio sempre più residuale”
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Altro che pesce d’aprile. L’ultima mannaia, prevista appunto per il 1° aprile 2016, si abbatterà su 248 cittadini residenti a Pescara, alcuni dei quali disabili, che attualmente usufruiscono del servizio di assistenza domiciliare e che dal prossimo mese si troveranno senza aiuti. È un problema ormai nazionale, quello del calo delle prestazioni mediche domiciliari, che rimette al centro del dibattito del welfare l’assistenza sanitaria a domicilio sul territorio. Un campanello d’allarme che suona da tempo nel Terzo settore. Il Servizio di Assistenza Domiciliare pubblico (SAD), stando ai dati più recenti, dimostra ancora una volta grandi variabilità regionali per copertura di utenti ultra 65enni e intensità del servizio, con una flessione in tutta Italia. A rivelare questo scenario è un articolo pubblicato dal sito secondowelfare.it, secondo cui “a livello nazionale si è passati da una copertura del 1,6% nel 2005 ad una del 1,3% nel 2012, con un calo dello 0,3% in un valore di per sé già modesto; la spesa media per utente nel 2012 si attesta su 2.090 Euro per utente”.

I dati dell’assistenza domiciliare

Come a Pescara, con il ritardo nell’assegnazione dell’appalto alle cooperative per le prestazioni sanitarie a domicilio denunciato dal Coordinatore cittadino di Forza Italia Guido Cerolini, così anche in Puglia: “una assistenza carente e disorganizzata”, dichiara in una nota pubblicata sugli organi di stampa pugliesi  il presidente dei Conservatori e Riformisti, Ignazio Zullo.

Attualmente è il 70% delle famiglie italiane a non avere un servizio di assistenza domiciliare integrativa: 3 milioni di disabili anche gravi lamentano l’assenza di un servizio sanitario pubblico adeguato, secondo le indagini del 2013 di Istat e di Eurostat. Nel biennio 2010-2012, inoltre, l’assistenza domiciliare ha avuto una diminuzione significativa, al punto di tornare “a livelli addirittura inferiori a quelli del 2003 (1,8%)” si legge nell’articolo. E ancora: “Questo trend negativo, confermato per quasi tutte le Regioni, consegue all’impatto dei tagli governativi avvenuti nel 2011 e 2012 nei fondi per la spesa sociale e per la non autosufficienza – la denuncia di Secondowelfare – La Lombardia non fa eccezione: nel periodo 2005-2012 la copertura è scesa dal 1,7 a 1,4 (appena superiore al dato nazionale), con una spesa media per utente di Euro 1.919, inferiore a quella nazionale, a riprova di una minor intensità degli interventi erogati”.

“Le cifre mostrano come il SAD, tranne alcune eccezioni, stia diventando sempre più residuale. Perché questo “man­cato decollo” dell’assistenza domiciliare comunale? – si legge ancora nell’articolo di Secondowelfare.it – Sarebbe sbagliato ritenere che la situazione sia da imputare solo alla “crisi infinita” e ai conseguenti tagli di spesa subiti dai Comuni negli ultimi anni: questo è sicuramente un fattore di rilievo, ma non è l’unico. Infatti, già 10-12 anni fa in vari territori emergevano le avvisaglie di una trasformazione e di una crisi del SAD”.

Le eccellenze private e l’efficienza della medicina domiciliare

Le liste di attesa, i continui tagli alle politiche sociali e le lungaggini burocratiche sono alla base dei ritardi sempre più frequenti da parte del settore pubblico, spingendo l’imprenditoria privata ad assicurare al territorio servizi sempre più efficienti ed alla portata di tutte le tasche, per garantire la copertura sanitaria a domicilio.

 

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